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Split payment in edilizia: l'IVA che non incassi

– Se lavori per un Comune, una scuola o un'azienda sanitaria, emetti la fattura con l'IVA ma non la incassi: la versa direttamente l'ente all'Erario.

– L'IVA sui materiali però la paghi lo stesso. Risultato: imposta a debito quasi zero, imposta a credito tutta quella degli acquisti, e un credito che si accumula mese dopo mese.

– Non è una fase passeggera. Il 10 luglio 2026 il Consiglio UE ha prorogato il meccanismo fino al 30 giugno 2029: sono altri tre anni così.

– Su 500.000 euro di lavori pubblici all'anno il credito maturato è nell'ordine dei 44.000 euro, circa 11.000 a trimestre.

– Chi applica la scissione dei pagamenti ha una corsia preferenziale sui rimborsi, e può chiederli ogni trimestre invece che una volta l'anno.

Scritto da
Team Pillar
Team PillarRedazione Pillar
Pubblicato
13 ottobre 2026
Tempo di lettura
5 minuti
Split payment in edilizia: l'IVA che non incassi

Split payment in edilizia: l'IVA dei lavori pubblici che non incassi mai

Emetti la fattura al Comune. Centomila euro di lavori, ventiduemila di IVA. Totale fattura: centoventiduemila.

Sul conto ne arrivano centomila.

Non è un errore dell'ufficio ragioneria, non è un pagamento parziale. È la scissione dei pagamenti, che tutti chiamano split payment: l'IVA la versa l'ente direttamente allo Stato, e tu non la vedi mai passare dal tuo conto.

Fin qui nessun problema, perché quell'IVA non era tua. Il problema è un altro, ed è quello di cui non parla nessuno.

Tre anni ancora, non è una fase passeggera

Prima la notizia, perché cambia il modo di ragionarci.

L'autorizzazione europea alla scissione dei pagamenti scadeva il 30 giugno 2026. Con la decisione di esecuzione (UE) 2026/1728 del Consiglio del 10 luglio 2026, pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 15 luglio, l'Italia è stata autorizzata a proseguire fino al 30 giugno 2029, con effetti dal 1° luglio 2026. L'Agenzia delle Entrate lo ha confermato: la misura resta uno degli strumenti centrali del contrasto all'evasione IVA.

Tradotto per te: non è una cosa che passerà a breve. Se lavori con la pubblica amministrazione, l'effetto che stai per leggere ce l'avrai addosso per altri tre anni almeno. Vale la pena organizzarsi.

Perché ti si accumula il credito

Il meccanismo è semplice e le conseguenze no.

L'imposta sulle tue vendite verso la pubblica amministrazione non la incassi: la versa l'ente. Ma l'IVA sui tuoi acquisti la paghi normalmente: cemento, ferro, noli, carburante, subappaltatori.

A fine periodo fai il conto. Imposta a debito: zero, o quasi. Imposta a credito: tutta quella degli acquisti. Non vai mai a debito, vai sempre a credito.

E quel credito, se non lo chiedi, resta fermo.

C'è un caso ancora più marcato, e riguarda parecchie imprese: chi lavora sia per la pubblica amministrazione sia in subappalto per altre imprese edili somma la scissione dei pagamenti al reverse charge. In quella situazione l'IVA a debito non arriva praticamente mai, da nessuna delle due direzioni. Del reverse charge abbiamo parlato in un articolo a parte: il meccanismo è diverso, l'effetto sulla cassa è lo stesso.

Quanto stai accumulando

Lavori pubblici fatturati in un annoCosti con IVA al 22% (40% del fatturato)Credito IVA in un annoIn un trimestre
200.000 €80.000 €17.600 €4.400 €
500.000 €200.000 €44.000 €11.000 €
1.000.000 €400.000 €88.000 €22.000 €
2.000.000 €800.000 €176.000 €44.000 €

Stime su un'incidenza dei costi con IVA pari al 40% del fatturato. Sul tuo bilancio la percentuale può essere diversa: cambia l'importo, non il meccanismo.

Se aspetti la dichiarazione annuale, quel denaro resta immobilizzato in media sei mesi. Nel frattempo paghi il fornitore a trenta giorni e, se serve liquidità, il fido in banca.

Chi è dentro e chi è fuori

Sbagliare perimetro è il modo più veloce per bloccare un pagamento: se emetti la fattura nel modo sbagliato, l'ente non la paga finché non la correggi.

CommittenteScissione dei pagamenti
Comuni, Province, Regioni, MinisteriSì
Scuole, università, aziende sanitarie ed enti del servizio sanitarioSì
Società controllate da enti pubblici, incluse molte partecipate localiSì, se presenti negli elenchi ufficiali
Società quotate incluse nell'indice FTSE MIBNo, escluse dal 1° luglio 2025
Impresa privata, condominio, persona fisicaNo

La riga che richiede attenzione è la terza. Gli elenchi delle società soggette sono pubblicati e aggiornati dal Dipartimento delle Finanze: prima di fatturare a una partecipata, si controlla lì. Non è una formalità, è la differenza tra una fattura pagata e una rimandata indietro.

Quello che quasi nessuno fa: chiederlo ogni trimestre

Il credito non si deve aspettare fino alla dichiarazione.

Chi si trova in determinate condizioni può presentare un'istanza di rimborso o compensazione trimestrale con il modello TR, entro la fine del mese successivo alla chiusura del trimestre. E chi applica la scissione dei pagamenti rientra tra i casi previsti: il presupposto esiste proprio perché il legislatore sapeva che questo meccanismo genera credito sistematico.

C'è di più, ed è la parte meno conosciuta: per i soggetti in regime di scissione dei pagamenti è prevista una corsia prioritaria nell'erogazione dei rimborsi, limitatamente al credito che deriva da queste operazioni.

TrimestrePeriodoDomanda entro
Primogennaio – marzo30 aprile
Secondoaprile – giugno31 luglio
Terzoluglio – settembre31 ottobre
Quartoottobre – dicembrecon la dichiarazione annuale

Esistono un importo minimo sotto il quale la domanda trimestrale non si presenta e soglie oltre le quali servono visto di conformità o garanzia. La domanda da fare al commercialista non è "quanto credito ho", è "rientro nel rimborso trimestrale e nella corsia prioritaria?".

Quello che non funziona

Compensare e basta. La compensazione con altri tributi funziona, ma solo fino a capienza: se il credito cresce più in fretta dei debiti fiscali, l'eccedenza resta ferma lo stesso.

Rifiutare i lavori pubblici per questo motivo sarebbe un rimedio peggiore del male. La scissione dei pagamenti non riduce i tuoi ricavi di un euro: sposta solo la liquidità. Il problema è di tempi, non di margine.

Aspettare che "tanto a maggio arriva". È la più diffusa, ed è il motivo per cui molte imprese pagano interessi su un fido per coprire soldi che lo Stato restituirebbe tre mesi prima, se solo glielo si chiedesse.

Tre cose da fare questa settimana

Somma l'IVA sugli acquisti dell'ultimo trimestre. Non a sensazione: il numero esatto. È quello che stai prestando.

Chiedi al commercialista se rientri nel rimborso trimestrale e nella corsia prioritaria. Due minuti di telefonata, e la scadenza utile del trimestre in corso è il 31 ottobre.

Controlla gli elenchi del Dipartimento delle Finanze prima di fatturare a una società partecipata che non avevi mai fatturato. Evita una fattura rimandata indietro e due settimane perse.

Un'ultima cosa che vale per tutte e tre: questo conto si fa in dieci minuti se l'IVA sugli acquisti è già attribuita alle commesse e leggibile per trimestre. Si fa in due giorni se va ricostruita tra raccoglitori, estratti conto e gestionale del commercialista — ed è il motivo per cui, nella maggior parte dei casi, non si fa.

Qui parliamo di regole generali. I requisiti, le soglie e la tua situazione specifica li verifica il commercialista: questo articolo serve a farti fare la domanda giusta.


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Domande frequenti

Che cos'è lo split payment?

È il meccanismo della scissione dei pagamenti, previsto dall'articolo 17-ter del DPR 633/1972: nelle operazioni verso la pubblica amministrazione e verso alcuni soggetti indicati dalla norma, il fornitore emette fattura con IVA ma non la incassa, perché l'imposta viene versata direttamente all'Erario dal committente.

Lo split payment è stato prorogato?

Sì. Con la decisione di esecuzione (UE) 2026/1728 del Consiglio del 10 luglio 2026, pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 15 luglio 2026, l'Italia è autorizzata ad applicare la scissione dei pagamenti fino al 30 giugno 2029, con effetti dal 1° luglio 2026 e senza interruzione rispetto al regime precedente.

Perché chi lavora per la pubblica amministrazione accumula credito IVA?

Perché l'imposta sulle vendite non viene incassata dall'impresa mentre quella sugli acquisti viene pagata regolarmente. Nella liquidazione periodica l'IVA a debito risulta nulla o minima e quella a credito resta per intero, generando un'eccedenza che si accumula periodo dopo periodo.

Si può chiedere il rimborso IVA ogni trimestre?

Sì, in presenza dei presupposti previsti è possibile presentare istanza di rimborso o compensazione trimestrale con il modello TR, entro la fine del mese successivo alla chiusura del trimestre. Per i soggetti in regime di scissione dei pagamenti è inoltre prevista una corsia prioritaria nell'erogazione, limitatamente al credito derivante da tali operazioni.

A quali committenti si applica la scissione dei pagamenti?

Si applica alle pubbliche amministrazioni, agli enti del servizio sanitario, a scuole e università, e alle società controllate da enti pubblici incluse negli elenchi pubblicati dal Dipartimento delle Finanze. Le società quotate nell'indice FTSE MIB ne sono escluse dal 1° luglio 2025. Non si applica verso privati, imprese ordinarie e condomini.

Che differenza c'è tra split payment e reverse charge?

Nello split payment la fattura espone l'IVA, che viene però versata all'Erario dal committente pubblico. Nel reverse charge, tipico dei subappalti edili tra imprese, la fattura non espone l'imposta e l'obbligo di assolverla passa al committente. I presupposti e i soggetti sono diversi, ma l'effetto sulla cassa del fornitore è analogo: credito IVA strutturale.

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