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Imprese edili: perché la fiducia sta crollando (dato ISTAT)

– A luglio la fiducia delle imprese italiane è salita ovunque: manifattura, servizi, commercio. Tranne che nelle costruzioni, dove è scesa da 101,6 a 96,8 punti.

– Se ti sembra che tira un'aria diversa, non è una tua impressione: sei l'unico settore in controtendenza in tutta Italia.

– Peggiorano tutte e due le cose che contano: i giudizi sugli ordini e le attese sull'occupazione. Meno lavoro in vista e meno voglia di assumere.

– Nel frattempo i prezzi delle costruzioni continuano a salire (+2,8% in un anno) e i bonus edilizi caleranno ancora dal 2027. Costi su, incentivi giù.

– La trappola: abbassare i preventivi per non perdere commesse. Con i costi che salgono, uno sconto del 5% può portarti il margine dal 12% a meno del 5%.

Scritto da
Team Pillar
Team PillarRedazione Pillar
Pubblicato
6 agosto 2026
Tempo di lettura
4 minuti
Imprese edili: perché la fiducia sta crollando (dato ISTAT)

Tutte le imprese italiane sono più ottimiste. Tranne quelle edili: cosa dice il dato ISTAT appena uscito

Se in queste settimane hai la sensazione che qualcosa si sia raffreddato, non è una tua impressione. È un dato ufficiale, e l'ISTAT l'ha pubblicato pochi giorni fa: a luglio la fiducia è salita in tutti i settori dell'economia italiana, tranne uno. Il tuo.

Ti spieghiamo in tre minuti cosa dice il dato, cosa c'è dietro e — soprattutto — qual è l'errore che in questi mesi rischia di costarti più di quanto pensi.

Il dato: tutti su, l'edilizia giù

SettoreGiugnoLuglio
Commercio al dettaglio105,6106,4in salita
Servizi97,298,1in salita
Manifattura88,689,6in salita
Costruzioni101,696,8in calo

Anche i consumatori sono più ottimisti (da 92,4 a 94,2) e l'indice generale delle imprese sale. L'edilizia è l'unica in controtendenza, e scende sotto quota 100.

Una precisazione che vale la pena fare, perché in giro la si legge sbagliata: quello è un calo di 4,8 punti dell'indice, non un calo del 4,8%. Sono due cose diverse.

Cosa c'è dietro (ed è la parte che ti riguarda)

Il numero da solo non dice granché. Il punto è cosa peggiora: secondo l'ISTAT, nelle costruzioni arretrano entrambe le componenti dell'indice, cioè i giudizi sugli ordini e le attese sull'occupazione.

Tradotto dalla lingua delle statistiche a quella del cantiere: gli imprenditori vedono meno lavoro in arrivo e, di conseguenza, pensano di non assumere.

E arriva in un momento in cui altre due cose si muovono nella direzione sbagliata:

  • I costi continuano a salire. Sempre l'ISTAT, negli stessi giorni: i prezzi alla produzione degli edifici crescono del 2,8% rispetto a un anno fa. Quello che preventivavi a inizio anno oggi ti costa di più.
  • Gli incentivi si assottigliano. Le detrazioni per chi ristruttura scendono dal 1° gennaio 2027: dal 50% al 36% sull'abitazione principale, dal 36% al 30% sugli altri immobili. Chi aspettava il ritorno dei bonus generosi può smettere di aspettare.

Costi su, incentivi giù, ordini incerti. Ecco perché la fiducia scende: non è pessimismo, è aritmetica.

La trappola che scatta adesso (e costa più di quanto sembri)

Quando il portafoglio ordini si assottiglia, la reazione istintiva è sempre la stessa: abbassare il prezzo pur di non perdere il lavoro. È umano, e a volte è pure la scelta giusta. Ma va fatta sapendo cosa costa.

Facciamo il conto su una commessa da 100.000 €, con un margine previsto del 12% (quindi 88.000 € di costi).

  • Se per prenderla fai uno sconto del 5%, incassi 95.000 € e il margine scende a 7.000 €: dal 12% al 7%.
  • Se nel frattempo i tuoi costi sono saliti del 2,8% come dice l'ISTAT, quei costi diventano circa 90.500 €. Il margine crolla a meno del 5%.

Hai fatto lo stesso lavoro, hai corso gli stessi rischi, hai immobilizzato le stesse squadre. E ti resta in tasca meno della metà.

Il punto non è "non fare mai sconti". Il punto è che uno sconto deciso senza conoscere i costi veri non è una strategia commerciale: è una scommessa. E in un anno in cui i costi si muovono, si perde quasi sempre.

Le tre cose da fare in un mercato così

Niente di teorico. Tre cose concrete, in ordine di importanza.

1. Sapere quanto costa davvero una commessa, prima di trattare. Non a fine lavori: prima. Ore, materiali, mezzi, subappalti. È l'unico modo per rispondere a un cliente che chiede lo sconto sapendo dove ti puoi fermare — e per dire "no" quando il lavoro non regge. In un mercato che si stringe, il "no" detto al momento giusto vale più di due commesse prese male. Se vuoi farti un'idea veloce, puoi partire dal calcolatore del margine di cantiere: ci metti due minuti e vedi subito se una commessa ti fa guadagnare o perdere.

2. Fare preventivi precisi e farli in fretta. Quando gli ordini calano, lo stesso cliente chiede più preventivi e sceglie tra i primi che arrivano completi e credibili. Chi risponde in tre giorni intercetta lavori che chi risponde in due settimane non vede nemmeno. E se il preventivo è costruito su costi aggiornati, non sei costretto a difenderti solo sul prezzo.

3. Non tagliare le squadre alla cieca. Le attese sull'occupazione sono in calo, ma attenzione: da settembre a dicembre arriva la corsa dei clienti che vogliono chiudere i lavori prima del taglio delle detrazioni. Chi si alleggerisce troppo adesso rischia di non avere gente quando il lavoro torna — e in edilizia le squadre non si trovano in una settimana.

In sintesi

Il dato ISTAT non dice che il settore sta crollando: dice che gli imprenditori vedono meno lavoro in arrivo mentre i costi salgono. È una fase che premia un tipo preciso di impresa: quella che conosce i propri numeri e può decidere in fretta. Chi lavora a memoria, in un mercato così, scopre com'è andata a fine anno. E di solito è andata peggio di quanto pensava.


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Domande frequenti

Perché la fiducia delle imprese edili è in calo?

Secondo la rilevazione ISTAT di luglio 2026, nelle costruzioni peggiorano entrambe le componenti dell'indice: i giudizi sugli ordini e le attese sull'occupazione. Le imprese vedono meno lavoro in arrivo e prevedono di assumere meno, in una fase in cui i costi continuano a crescere e gli incentivi alla ristrutturazione si riducono.

Di quanto è sceso l'indice di fiducia delle costruzioni?

L'indice è passato da 101,6 di giugno a 96,8 di luglio 2026: un calo di 4,8 punti (che non equivale a un calo percentuale del 4,8%). Nello stesso mese la fiducia è salita in tutti gli altri comparti: manifattura da 88,6 a 89,6, servizi da 97,2 a 98,1, commercio al dettaglio da 105,6 a 106,4.

I prezzi delle costruzioni stanno ancora salendo?

Sì. Secondo l'ISTAT, a giugno 2026 i prezzi alla produzione degli edifici residenziali e non residenziali sono cresciuti dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 2,8% rispetto a giugno 2025. È il motivo per cui un preventivo elaborato a inizio anno oggi può non coprire più i costi reali.

Cosa succede ai bonus edilizi nel 2027?

Le detrazioni scendono: dal 50% al 36% per l'abitazione principale e dal 36% al 30% per gli altri immobili, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2027. È uno dei motivi per cui i clienti hanno convenienza a chiudere i lavori entro il 2026.

Conviene abbassare i prezzi per prendere lavoro?

Solo sapendo esattamente quanto costa la commessa. Su un lavoro da 100.000 € con margine previsto del 12%, uno sconto del 5% riduce il margine a circa il 7%; se nel frattempo i costi salgono del 2,8%, scende sotto il 5%. Uno sconto deciso senza conoscere i costi reali trasforma una commessa in una perdita.

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